“Tutti artigiani della pace”,l’applauso trentino al Papa

250 trentini all'udienza generale in cui Francesco ha raccontato il viaggio in Terra Santa

L'emozione dell'incontro col Papa, coltivata durante i quattro giorni vissuti a Roma nel pellegrinaggio diocesano, è esplosa in un applauso quando durante l'udienza generale di mercoledi 28 maggio Papa Francesco ha cominciato i suoi saluti. “Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti! – ha detto, aggiungendo – Sono lieto di accogliere il pellegrinaggio della Diocesi di Trento, con l’Arcivescovo Mons. Bressan”. Una citazione attesa, eppure molto gradita, come il fuoriprogramma del giorno precedente (ne parliamo a parte), che rendeva partecipi da vicino anche i 250 trentini, accompagnati dall'Arcivescovo, otto sacerdoti, due diacomini e alcuni seminaristi, della storica visita di Francesco in Terra Santa.

“Ci è apparso stanco sì, ma molto riconoscente di questo viaggio”, l’impressione condivisa dai trentini che hanno sottolineato anche le parole rivolte dal Papa ai custodi di Terra Santa, fra i quali anche il francescano trentino padre Pietro Kaswalder: “Questi Francescani sono bravi! Il loro lavoro è bellissimo, quello che loro fanno!”, ha detto il Papa che si è sentito da tutti accolto con “con tanta cortesia, direi anche con amicizia”.

Dopo aver richiamato il gesto profetico di Paolo VI, il Papa ha ammesso: “Nel luogo dove risuonò l’annuncio della Risurrezione, abbiamo avvertito tutta l’amarezza e la sofferenza delle divisioni che ancora esistono tra i discepoli di Cristo; e davvero questo fa tanto male, male al cuore. Siamo divisi ancora; in quel posto dove è risuonato proprio l’annuncio della Risurrezione, dove Gesù ci dà la vita, ancora noi siamo un po’ divisi. Ma soprattutto, in quella celebrazione carica di reciproca fraternità, di stima e di affetto, abbiamo sentito forte la voce del Buon Pastore Risorto che vuole fare di tutte le sue pecore un solo gregge; abbiamo sentito il desiderio di sanare le ferite ancora aperte e proseguire con tenacia il cammino verso la piena comunione”.

Un pellegrinaggio di pace, che chiama tutti i cristiani a farsi artigiani della pace nel quotidiano “per essere sempre più capaci di gesti di umiltà, di fratellanza e di riconciliazione. Lo Spirito permette di assumere questi atteggiamenti nella vita quotidiana, con persone di diverse culture e religioni, e così di diventare “artigiani” della pace. La pace si fa artigianalmente! Non ci sono industrie di pace, no. Si fa ogni giorno, artigianalmente, e anche col cuore aperto perché venga il dono di Dio. Per questo ho esortato i fedeli cristiani a lasciarsi “ungere””.

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